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Viola

Federico Viola nasce a Sarnico nel 1978 studia grafica pubblicitaria presso l’ ISC di Milano e inizia la sua attività come illustratore per bambini. Richiamato a lavorare nell’azienda di famiglia, continua a coltivare la sua passione per l’arte producendo opere dall’aspetto ludico e giocoso, ma che sottendono una sfera complessa di rimandi e riflessioni su tematiche sociali e ambientali di grande attualità.

Dal punto di vista strutturale, Viola compone le sue opere partendo dalla figura centrale ben definita, che ha la funzione di attirare l’occhio dell’osservatore; essa costituisce il perno attorno al quale prendono vita le altre immagini. Ogni elemento porta con sé una molteplicità di significati espliciti e impliciti che dà il via a nuove associazioni fino a creare una fitta trama di personaggi e racconti che si intersecano in una danza ipnotica. Osservando le opere da una certa distanza è facile individuare spesso il disporsi delle figure a creare una sorta di nuvola, quasi una citazione delle famose nuvolette dei fumetti. Si verifica però un ribaltamento: nei fumetti le nuvolette erano parte della vignetta e avevano la funzione di contenere i dialoghi, nelle opere di Viola è il fluire di immagini a prendere la forma di una nube. Questo turbinio di elementi, che si susseguono uno accanto all’altro, è la traduzione, l’espressione a livello visivo di un flusso di coscienza, di un emergere dell’Io: come i poeti e gli scrittori danno forma alle proprie emozioni e ai propri pensieri attraverso le parole, così l’artista lo fa con le immagini e i colori. Gli sfondi si possono distinguere in due gruppi: in alcuni dipinti consistono in ampie campiture di colore pieno, tinte forti e piatte, dalle quali la massa di immagini emerge con forza e dirompenza; in altre opere invece gli sfondi sono caratterizzati da un’orchestra di forme concatenate e i colori si riduco al bianco di fondo e al nero dei contorni, in questi casi l’immagine centrale vanta invece colori intensi e plastici (vedi New Gun (2014). Dal punto di vista stilistico i tratti, tracciati con l’uniposca nero, sono decisi e netti; le linee non sono mai spigolose, i segni sono tendenzialmente curvi quindi, alla vista non rigidi bensì quasi dolci; le immagini, definite da pochi tratti e ridotte all’essenziale, sono riconducibili alla sfera del giocattolo e delle illustrazioni dei libri per bambini; i colori (acrilici o pennarelli per la seta) si caratterizzano per la forte intensità e la resa plastica; sono assenti sfumature e il chiaroscuro che talvolta viene tradotto in segni paralleli di un colore più scuro rispetto allo sfondo.

Se lo stile è quello dell’illustrazione per bambini e del fumetto, dal punto di vista iconografico nelle opere di Viola sono fortemente presenti super eroi, alieni e robot. Personaggi, dunque, considerati emblemi di altri mondi e di altre dimensioni. Un interesse, quindi, legato soprattutto alla fantascienza, dove il tema fondamentale è l’impatto della scienza e della tecnologia (reale o immaginaria) sulla società e sull’individuo e dove i personaggi possono essere alieni, robot, cyborg e mutanti. Questi esseri rappresentano nell’immaginario comune le icone di realtà parallele alla nostra che per cultura, nonostante i numerosi studi relativi alla possibilità di forme di vita fuori dal nostro pianeta, siamo soliti considerare l’unica vera e possibile. Si tratta quindi di una denuncia all’indottrinamento delle masse e all’educazione ideologica condotta in modo metodico, così da determinare una persuasione profonda volta a modificare le opinioni del singolo attraverso metodi di condizionamento. Una critica, infine, all’influenza che la cultura ha sull’uomo tanto da affievolire sempre più la fantasia e l’apertura mentale a favore di un’aridità che conduce all’impossibilità di indagare con vera curiosità scientifica tematiche non empiriche.

Nell’opera “Pollution” (2010) il tema affrontato è l’inquinamento inteso in senso lato: industriale, agricolo, sociale, etico-morale e relazionale. Il racconto prende il via dalla testa del cane con collare a borchie che schiaccia una rana, accanto alla quale troviamo la scritta “Craaak”: onomatopea certo, ma anche riferimento da un lato alla droga (il crack), dall’altro al crac economico. Siamo quindi di fronte ad una serie di immagini negative legate tra loro dall’assonanza fonetica. Continuando ad analizzare l’opera si nota il contadino che guida il trattore, citazione dell’inquinamento agricolo; sotto il veicolo troviamo un cigno nero ad ali spianate, simbolo del petrolio e dell’inquinamento ambientale. Si osservano altri elementi zoomorfi: lo squalo ad esempio, il più pericoloso predatore presente nei mari, dunque un pericolo per l’uomo ma allo stesso tempo la sua presenza nel contesto dell’opera è una denuncia all’abbattimento ogni anno di molti esemplari. In basso a destra sono rappresentati degli spermatozoi, che hanno la funzione di ricordare tutti gli sviluppi scientifici legati all’inseminazione artificiale con le relative questioni di moralità. Accanto agli spermatozoi, si riconoscono dei tentacoli con le terminazioni a forma di lampadina (inquinamento luminoso) che ci riconducono alla parte superiore del quadro facendoci notare come l’intera opera non sia altro che un enorme polipo (di nuovo l’uso di una forma zoomorfa) contenente tutte le immagini che in qualche modo possano essere ricondotte al tema dell’inquinamento.

Le opere di Viola hanno la peculiarità di apparire nuove ad ogni sguardo: infatti quando l’osservatore si sofferma davanti al quadro, coglie particolari inaspettati, comprende associazioni e nessi figurativi e iconologici che di primo acchito erano passati inosservati. Inizialmente l’attenzione è catturata dall’immagine centrale che emerge con forza e dirompenza e dall’aspetto ludico, giocoso della composizione. Man mano che l’occhio si sposta sui vari elementi, si notano però una miriade di personaggi che si intersecano dando vita ad una complessa trama di relazioni che conducono lo sguardo a perdersi nella narrazione visiva e impongo allo spettatore uno sforzo per cogliere i nessi e i messaggi celati che vengono identificati a più livelli in base alla personale sensibilità ed esperienza di vita di ciascuno. Quasi come un rebus da risolvere, l’artista introduce alcuni indizi, delle chiavi di lettura per cogliere il senso del racconto: ne è un esempio il quadro “GANDHI” dove balza subito all’occhio il robot, leitmotiv nelle opere di Viola, col viso truccato come Gene Simmons, membro fondatore dei KISS. Osservando con attenzione si nota sul braccio sinistro dello stesso personaggio robotico, una sorta di tatuaggio con la scritta “Kiss”. Questo è senz’altro un riferimento al gruppo rock, ma reso ambiguo dalla presenza accanto alla parola di un cuore colpito dalla freccia di Cupido, quindi Kiss potrebbe dover semplicemente significare bacio. È necessaria una certa cultura musicale e allo stesso tempo visiva per poter individuare il nesso tra il viso robotico truccato e la scritta apparentemente collegata ad un’immagine ormai stereotipo dell’amore e collegabile al bacio espressione stessa del sentimento amoroso.

Moon -Alisa (2013) è un’opera complessa dal punto di vista sia semantico che compositivo. Il gioco inizia dal titolo stesso: il suono della parola moon è simile a quello della parola Monna, quindi subito la memoria ci porta all’immagine della Gioconda di Leonardo Da Vinci, icona della pittura ed emblema dell’arte universalmente riconosciuta. Nel titolo però, Moon significa Luna, quindi il satellite del pianeta terra oggetto di studi e meta dei primi tentativi di andare nello spazio. Entrambe queste osservazioni sul titolo vengono confermate dalla composizione stessa: il soggetto principale è Bender, il noto personaggio della serie animata Futurama, ambientata nello spazio. Il robot è rappresentato nella stessa posizione della Monna Lisa, seduto a mezza figura, girato a sinistra ma con il volto pressoché frontale, ruotato verso lo spettatore con le mani adagiate in primo piano. Come lo sguardo della donna, pare muoversi e seguire l’osservatore con un sorriso un po’ ironico, così il nostro personaggio ci osserva e sogghigna. Bender è un antieroe egocentrico, pigro e dedito a ogni sorta di vizio e immoralità; la dipendenza dall’alcool è un aspetto che lo caratterizza tanto quanto il vizio del fumo (è infatti rappresentato con grossi sigari). Non a caso, lo sfondo dell’opera, che nella Monna Lisa è un panorama paesaggistico reso con la famosa tecnica dello sfumato leonardesco, si caratterizza qui da una distesa di bottiglie di birra a voler significare appunto il vizio dell’alcool che caratterizza il personaggio. Nella parte alta dello sfondo si nota un’orchestra di personaggi e di scritte che assumono la funzione di critica alla manipolazione delle masse e al caos del quotidiano. In alto a destra si coglie chiaramente la figura di Cristo che domina a braccia alzate accanto ad essa la scritta “STOP”: quasi un ammonimento all’amoralità della società finalizzato a fermare il degenerare e il disordine che regnano nell’epoca contemporanea. Appena sopra l’antenna di Bender si individua chiaramente l’”occhio” che grazie alla sua importanza quale organo di senso è da sempre citazione dell’occhio divino che tutto vede: si tratta di uno dei simboli della massoneria esattamente come non distante si nota il triangolo formato dal compasso che termina non a caso nella scritta Bildemberg. Riferimento al noto gruppo, con struttura simile all’organizzazione massonica, nel quale la maggior parte dei partecipanti sono personalità influenti in campo economico, politico e bancario che si riunisco annualmente per trattare temi globali, economici, militari e politici e che spesso sono stati soggetti accusati di varie teorie del complotto. Continuando ad analizzare le immagini che si susseguono si nota la scritta Mario Monti, si ricorda che l’ex premier fa parte del gruppo Bilderberg. Il senso del racconto, viene in parte alleggerito e mascherato a favore di un impatto giocoso dall’immagine del fungo, chiaro riferimento al videogioco Super Mario Bros. Se a prima vista, l’opera ha un aspetto ludico, da un’attenta analisi semantica e iconologica si può notare che Moon -Alisa ha, in verità, come soggetto principale Bender, una tecnologia che è emblema dei vizi dell’essere umano e sullo sfondo una serie di immagini di denuncia della nostra società caratterizzata dal caos e dall’alterazione dei media e dell’informazione da parte dei gruppi al potere finalizzata alla strumentalizzazione delle masse. Ulteriore conferma di questa critica alla falsità del sistema sociale e politico si coglie nel fatto che il quadro leonardesco nei secoli è stato oggetto di innumerevoli imitazioni, che hanno determinato la circolazioni di innumerevoli copie che, in quanto tali, non sono autentiche. Basti pensare ai numerosi omaggi e citazioni della Gioconda da parte dagli artisti contemporanei. Il dadaista Marcel Duchamp, ne ha fatto bersaglio delle proprie provocazioni, aggiungendo a una riproduzione del dipinto i baffi e intitolandola ironicamente L.H.O.O.Q. ; Andy Warhol riprodusse il dipinto in serie, come poster; Banksy ne fece una versione con lanciarazzi in spalla. Botero col suo stile la ridipinse paffuta e Basquiat la rese un'icona graffiante, dal sorriso sinistro. Ciascuna di queste opere però sono un “falso” e una reinterpretazione, Viola riflette nella sua Moon -Alisa anche sulla falsità delle informazioni che attraverso i giornali, la televisione e internet la società ci trasmette. Una denuncia alla manipolazione di massa ad opera di gruppi di potere che come strateghi, attraverso la propaganda del terrore e della paura, muovono interessi mondiali.

Scriveva Arthur Schopenhauer in Pererga e paralipomeni nel 1851 “Chi si aspetta che nel mondo i diavoli vadano in giro con le corna e i buffoni coi sonagli sarà sempre loro preda e il loro zimbello”, citazione questa che a mio avviso riassume in parte il messaggio delle opere di Viola. Dietro un aspetto giocoso e divertente questi lavori celano infatti una critica alla società contemporanea fatta di apparenze e superficialità, dove il lato negativo di alcuni prodotti di consumo di massa (ad esempio la Coca Cola), viene celato a favore di una propaganda mondiale del brand al fine di arricchire le tasche di chi sta al potere. Viola conduce una riflessione sul peso che la cultura ha sull’essere umano, sul costante bombardamento del singolo con false informazioni e mezze verità, sull’annullamento dell’autonomia e dell’individualità: tutto ciò ha portato alla strumentalizzazioni di massa col fine di raggiungere il bene di un ristretto gruppo di potere anziché il bene comune. Non a caso l’artista ama i bambini perché, almeno fino all’età prescolare, sono liberi dall’indottrinamento, non temono il giudizio e non sono condizionati da falsi cliché. Un esempio della differenza comportamentale tra l’adulto e il bambino è l’atteggiamento assunto di fronte alle opere Horse ride the sky (2012) e Solitudine (2011), dove il teschio costituisce l’immagine centrale: l’adulto parte già dal pregiudizio negativo associandolo ad un simbolo nefasto, metafora di morte; il bambino invece osserva l’immagine e nota come il teschio in verità assuma una funzione tutt’altro che negativa, è infatti la casa di una renna, oppure l’onda cavalcata da una barca a remi di un simpatico cavallo. Per il bambino tutto questo sarà divertente e plausibile perché la sua mente è creativa e non influenzata da tutte le regole etiche e comportamentali della società.



Chiara Seghezzi


www.federicoviola.it

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